mercoledì 30 novembre 2011

TESTI
"Ombre nel vento"


SULLA ROCCA SFIDAVI IL VENTO
AQUILA DELLA MONTAGNA REGINA
MAESTOSO VOLO, LENTO LENTO

volavi nel sole di mattina.  

Testa dorata molto speciale, 

quando correvi verso il fiume sempre tu bella Aquila Reale,

ti libravi le tue piume.
Il tuo nido un gran castello, il tuo grido forte scocca,

fiera regnavi com’era bello, sorvolando la nostra rocca.
Leggenda antica di S. Nicola,

Aquila sacra dell’Eremita, 

di ogni poeta tu eri parola poesia eterna della vita.
Mani crudeli ti hanno sparato mentre tornavi forse al tuo nido

 il tuo compagno disperato, lamentoso ormai è il suo grido.
E noi guardiamo ancora il cielola rocca,

 la valle e dintorni l’animo nostro è diventato di gelo,

 sappiamo che tu ormai non ritorni.
Addio Aquila maestosa, 

di Alcara stemma di storia, 

in questa terra 

spero che riposino le tue spoglie

 e l’eterna memoria...


Nel gennaio del 1998 il poeta e scrittore di Alcara Li Fusi Giuseppe Stazzone scrisse una poesia, intitolata “Ombre nel vento”, che parlava dell’uccisione di un’aquila reale, avvenuta nel 1997 all’interno del Parco dei Nebrodi, da parte di un bracconiere. L’esemplare, con un’apertura alare di quasi due metri e mezzo e di circa sei chili di peso, appartiene alla specie detta del Bonelli che le cronache naturalistiche danno addirittura per estinta. Il 3 gennaio del 1998 un autorevole quotidiano siciliano “La Gazzetta del Sud” scrive: “E’ stato fermato per sempre il maestoso volo di un’aquila reale uno dei pochi esemplari presenti in Italia.” La femmina della coppia è stata trovata, il 29 dicembre 1977 sulla "Rocca del Kastro" in un cespuglio non molto distante dal suo nido, da un contadino, il Sig  Carlo Citriglia, che si era  incuriosito dal trambusto e lamenti provocati dal rapace in preda al dolore. Egli, sconvolto per l’accaduto, informa subito le autorità del paese, tutta la popolazione ne viene presto al corrente, anche perché il legame che Alcara Li Fusi ha con l’aquila è vecchio di parecchi secoli. Infatti l’aquila è legata ad una leggenda del santo protettore di Alcara, San Nicolò Politi, eremita all’inizio del XII secolo che viveva in una grotta poco distante dal centro abitato. La leggenda dice che è stata proprio un’aquila a condurre il santo dalle falde dell’Etna alla grotta per volere Divino e che la stessa gli portasse ogni giorno, nel periodo dedicato alla preghiera e alla penitenza, una pagnotta di pane. Il simbolo dell’aquila è presente infatti nello stemma comunale e lo si ritrova scolpito nella pietra calcarea dei maggiori monumenti storici del paese. Inutili sono stati i tempestivi interventi dei vigili urbani del comune di Alcara Li Fusi, la corsa al centro recupero animali selvatici del Wwf di Messina e le cure del veterinario, Dott. Fabio Grasso. La mattina del 2 Gennaio 1998, l’aquila muore. Indescrivibile il malcontento degli Alcaresi, degli ambientalisti, e di tutta la popolazione del parco Nebroideo. Letterati, poeti, musicisti, artisti di vario genere della zona hanno creduto opportuno esprimere, ognuno nel proprio campo, il loro stato d’animo. Così un Alcarese, Nicolò Restifo Chiavetta, pensa di far conoscere la poesia di Stazzone al cantautore siciliano Vittorio Ocera che la veste di musica; nasce così “Ombre Nel Vento”. La canzone viene cantata per la prima volta da Ocera in un importante recital sperimentale di poesia, il 16 Dicembre del 2000 nell’ auditorium di S. Giuseppe a Patti (ME) insieme ad altre poesie importanti, di eccellenti autori come Dante, Petrarca, Carducci, Pascoli ed altri. Questa Raccolta si trova nel primo CD da collezione del cantautore “Poesia e musica” ed ha preso il nome proprio da questa canzone“Ombre Nel Vento”; il CD prodotto e distribuito da Elca Sound, forse si può considerare la prima collana di musica e poesia classica in campo nazionale.


CURIOSITA'
"Ombre nel vento": 
per non dimenticare...

Ombre nel vento

In occasione dell'anniversario di un fatto molto triste, accaduto in Sicilia 10 anni fa, l'artista Vittorio Ocera ha recentemente rispolverato una celebre canzone del suo repertorio, intitolata“Ombre nel vento”, per incitare l'opinione pubblica a non dimenticare questo brutto episodio e far sì che non si ripeta di nuovo in futuro. Nel gennaio del 1998 il poeta e scrittore di Alcara Li Fusi Giuseppe Stazzone scrisse una poesia, intitolata proprio “Ombre nel vento”, che parlava dell’uccisione di un’aquila reale, avvenuta nel 1997 all’interno del Parco dei Nebrodi, da parte di un bracconiere. L’esemplare, con un’apertura alare di quasi due metri e mezzo e di circa sei chili di peso, apparteneva alla specie del Bonelli (che le cronache naturalistiche davano già per estinta). Il 3 gennaio del 1998 un autorevole quotidiano siciliano “La Gazzetta del Sud” scrive: “E’ stato fermato per sempre il maestoso volo di un’aquila reale uno dei pochi esemplari presenti in Italia”. La femmina della coppia è stata trovata, il 29 dicembre 1977 sulla "Rocca del Kastro" in un cespuglio non molto distante dal suo nido, da un contadino, il sig. Carlo Citriglia, che si era  incuriosito dal trambusto e lamenti provocati dal rapace in preda al dolore. Sconvolto per l’accaduto, l'uomo informò le autorità del paese e tutta la popolazione ne viene presto al corrente, anche perché il legame che Alcara Li Fusi ha con l’aquila è vecchio di parecchi secoli. Infatti a questo animale è legata una leggenda del santo protettore di Alcara, S. Nicolò Politi, eremita all’inizio del XII secolo, che visse in una grotta poco distante dal centro abitato: la leggenda dice che è stata proprio un’aquila a condurre il santo dalle falde dell’Etna alla grotta per volere Divino e che la stessa gli portasse ogni giorno, nel periodo dedicato alla preghiera e alla penitenza, una pagnotta di pane. Il simbolo dell’aquila è presente nello stemma comunale e lo si ritrova scolpito nella pietra calcarea dei maggiori monumenti storici del paese. Inutili sono stati i tempestivi interventi dei vigili urbani del comune di Alcara Li Fusi, la corsa al centro recupero animali selvatici del WWF di Messina e le cure del veterinario, dott. Fabio Grasso. La mattina del 2 Gennaio 1998, l’aquila muore, suscitando il malcontento degli alcaresi, degli ambientalisti, e di tutta la popolazione del parco nebroideo. Letterati, poeti, musicisti, artisti di vario genere della zona hanno creduto opportuno esprimere, ognuno nel proprio campo, il loro stato d’animo; e così un alcarese,  Nicolò Restifo Chiavetta, pensa di far conoscere la poesia di Stazzone al cantautore siciliano Vittorio Ocera che la veste di musica: nasce così “Ombre Nel Vento”. La canzone, che s'intitola “Ombre Nel Vento”, si trova nel primo cd da collezione del cantautore ("Poesia e musica”) e si potrebbe considerare la prima collana di musica e poesia classica in campo nazionale.
ARTICOLI

Vittorio  Ocera... musica e poesia

Vittorio Ocera è un simpatico personaggio del mondo della cultura siciliana che ha indirizzato il suo percorso artistico lungo l’ampio viale della musica, in un modo sicuramente originale. Nasce nel 1949 a Patti, dove vive nella frazione di Marina, a pochi passi dalla spiaggia, accarezzata dalle onde affascinanti del Mar Tirreno. La musica ha esercitato da sempre su di lui un’attrazione irresistibile, quasi un canto senza tempo di mitiche sirene. Fa parte da ragazzo di varie corali (tra cui quella del Seminario), dove ha modo di affinare la propria voce, cominciando ad acquisire particolari tonalità e varietà timbriche. Impara ben presto a suonare la chitarra, con classe sempre più evidente, ed inizia a comporre i primi testi con le relative musiche. Vittorio Ocera diventa così cantautore. Negli anni ’60, dopo il consueto giro di numerose piazze di paese in tutta la Sicilia, con apprezzati concerti, tenta il gran salto con una lunga tournee in Germania. L’esperienza all’estero è un autentico successo: piace al pubblico tedesco questo giovane cantautore dalla voce calda, pienamente capace di trasmettere atmosfere squisitamente mediterranee, particolarmente gradite in ambienti notoriamente poco inclini alla fantasia. Numerose sono le proposte di contratti, anche da parte di noti impresari. Ocera, però, non riesce a vincere un’irresistibile nostalgia per la sua terra e le sue genti, così decide di ritornare a casa, consapevole di avere forse sprecato una grand’occasione ma convinto della bontà e giustezza del suo gesto d’autentico “amore”. Segue un periodo di crisi, durante il quale medita di abbandonare l’attività artistica. E’ grazie all’insistenza di alcuni amici che gradatamente riprende a comporre canzoni e, lentamente, a riapparire in pubblico. Successivamente partecipa, con successo, alla trasmissione della RAI - TV “La Vita in Diretta”. Desideroso di recuperare antiche tradizioni della sua Patti e della Sicilia in generale, con un meticoloso lavoro di ricerca, trova antichi canti popolari che arrangia con grazia e fervore, conseguendo una vasta approvazione dai critici di settore. Fonda, a tal proposito un’Associazione Culturale dal nome emblematico “La Fenice”, il mitico uccello in grado di rinascere dalle proprie ceneri. Il progetto più interessante di questo bravissimo e tormentato artista è quello cui sta lavorando alacremente in questi ultimi anni: intrecciare musica e poesia, creando qualcosa di meravigliosamente unico. Ocera, studiando attentamente i testi di alcuni classici della poesia italiana (Pascoli, Dante, Carducci, Petrarca e tanti altri) vi ricama sopra suggestioni musicali di ottima fattura, interpretando le “canzoni” così ottenute con tutta la classe e la magia che la sua voce (paragonata da molti a quella di De Andrè) gli permette. Questo ambizioso progetto, che si renderà concreto nella prossima incisione di C.D., ha ottenuto l’approvazione da numerosi Enti pubblici e culturali di tutta la nazione. Contemporaneamente traduce in aggraziate melodie le poesie per bambini tratte dal libro per l’infanzia “Armonie”, accolte con gioioso entusiasmo dal giovane pubblico in numerosi recitals scolastici. Vittorio Ocera, ritrovati gli indispensabili stimoli con cui nutrire la sua fame artistica, ora affronta la sfida difficile contro il tempo, cercando di fare rivivere in se gli Aedi greci, cantori mai dimenticati di liriche immortali, mistici custodi di segreti e verità senza tempo.

Per maggiori informazioni si può visitare il sito:www.giuris.org/ritrocera.htm

Nessun commento:

Posta un commento