mercoledì 30 novembre 2011

BIOGRAFIA


“La musica ha esercitato da sempre su di lui un’attrazione irresistibile, quasi un canto senza tempo di mitiche sirene”, ha scritto di Vittorio Ocera il poeta Giuseppe Risica. Affermano tanti giornalisti del settore: “Una bella voce, bene impostata, elegante e calda, che non ha avuto però la tanto meritata collocazione nel panorama della canzone italiana”. Vittorio Ocera, simpatico personaggio del mondo della cultura siciliana, ha indirizzato il suo percorso artistico lungo l’ampio viale della musica, in un modo sicuramente originale.  Nasce a Patti in provincia di Messina, il 31 Marzo 1949,  ultimo di sei fratelli. Nel 1951 il padre muore improvvisamente, lasciando una famiglia numerosa. Da giovanissimo inizia a cantare nelle chiese come solista, facendo anche parte di varie corali (tra cui quella del Seminario Vescovile di Patti), dove ha modo di impostare e affinare la sua voce. Ben presto impara a suonare la chitarra, regalatagli da uno dei suoi fratelli ed inizia a comporre i primi testi e le relative musiche, diventa così Cantautore. Nel 1966 partecipa ad una gara per principianti: “Baronessa Cupone” 1° festival autunno Mirto (ME) dove vince il primo premio con una sua canzone  Amare da ragazzi. Comincia a fare parte di alcuni gruppi musicali, esibendosi nelle feste di paese e si distingue per le doti artistiche e per la sua voce aspra e calda allo stesso tempo. Viene notato dall’impresario Orlando Manganello, che lo propone in molti spettacoli, nelle più importanti piazze della zona, dove incontra tanti artisti, allora famosi e non, della musica italiana come: Jimmi Fontana, Rita Monico, Mia Martini, Peppino Gagliardi, Luiselle e molti altri. Alla fine degli anni sessanta, sulla falsariga del modello a cui si ispira dal punto di vista musicale, il grande  Elvis Presley, fa sognare nelle balere persone appartenenti a  generazioni diverse.Personaggio artisticamente eclettico, grazie alla conoscenza della musica nera e country, ha riscosso successi in tutta la Sicilia. Nel Febbraio del 1969 parte per il servizio di leva, in Aprile partecipa ad un importante spettacolo al teatro di Chieti con altri artisti commilitoni, alcuni dei quali sono diventati poi importanti nel mondo della musica e dello spettacolo, come il pianista Luigi Zanardi, oggi docente di ruolo presso il conservatorio “G. Verdi” di Milano e Direttore Artistico dell’Accademia Musicale “G. Marziali” di Seveso. Terminato il servizio militare nell’ottobre 1971, parte per una lunga tournèe  in Germania che si rivela un autentico successo e viene battezzato dal pubblico tedesco e da alcuni giornalisti esperti di settore, con l’appellativo di “Elvis Presley Italiano”. Le tappe più lunghe sono state quelle di Bad Kreuznach, e Heidelberg. In Germania numerose sono state le proposte di contratti, anche da parte di famosi impresari, ma il destino e l’amore per la sua terra lo riportano in Italia, dove nel 1973, avendo poca fortuna, decide di troncare la sua carriera artistica.Dopo qualche anno viene coinvolto nello staff di Nanni Svampa, noto cabarettista milanese, venuto in Sicilia in un importante villaggio turistico, per una serie di spettacoli estivi, dove Vittorio fa animazione con la sua chitarra. Riprende così la sua attività artistica, in teatro, nelle radio e nelle televisioni private ma con un genere musicale diverso, vale a dire con canzoni umoristiche, divertenti alcune delle quali scritte e musicate personalmente, attirando le attenzioni e le simpatie del pubblico. Nel 1979 sposa Santina Paratore, una ragazza del suo paese, che gli dà  due figlie: la prima nel 1971, Cristina, oggi insegnante di ballo, e dopo otto anni Stefania. Dal 1986 al 1991 perde la madre, tre fratelli e una sorella: questi avvenimenti lo segnano moltissimo, segue così un periodo di crisi. E’ grazie all’insistenza di alcuni amici che, gradualmente, riprende a comporre canzoni e a riapparire in pubblico. Fonda a tal proposito un’Associazione Culturale dal nome emblematico: “La Fenice”, il mitico uccello che è in grado di rinascere dalle proprie ceneri. Scrive ancora il poeta Giuseppe Risica: “Il progetto decisamente più interessante a cui Ocera ha lavorato in questi ultimi anni è quello di intrecciare musica e poesia creando qualcosa di meravigliosamente unico”. Infatti Ocera, studiando attentamente i testi di alcuni classici della poesia italiana come: X Agosto, Valentino, di G. Pascoli, Pianto antico, Davanti San Guido, di G. Carducci, Il Saluto di Beatrice, Guido, i vorrei che tu e Lapo ed io, di D. Alighieri, Solo e pensoso, Chiare fresche e dolci acque, di F. Petrarca, Piccolino, La Notte Santa, di G. Gozzano,(quest’ultima trasformata in una dolce canzone di Natale), vi ricama sopra suggestioni musicali di ottima fattura, interpretando le “canzoni” così ottenute con la classe e la magia che la sua voce (paragonata oggi da molti a quella di De Andrè) gli permette. Questo progetto ha ottenuto l’approvazione di numerosi enti pubblici e  culturali di tutta la nazione. Ocera viene contattato da poeti e letterati, stringe amicizia e collaborazione artistica con il poeta Giuseppe Risica e musica alcune sue poesie, Solo, La sera di un uomo: quest’ultima viene scelta a far parte della raccolta del primo CD del cantautore “Poesia e musica”. Nasce “Ombre nel Vento” un CD da collezione, dedicato interamente alla poesia di autori famosi e non, prodotto e distribuito da Elca Sound, forse la prima collana di Poesia e musica  in campo nazionale. “Ombre nel Vento” è una poesia scritta dal poeta scrittore Giuseppe Stazzone  di Alcara Li Fusi, dove viene ricordato un fatto deplorevole successo negli anni novanta nel suddetto paese, cioè l’uccisione di un’aquila reale da parte di un bracconiere e Ocera ha scelto di musicarla. La canzone viene cantata dallo stesso compositore  con gli arrangiamenti di Giuseppe Crimi, nasce così, forse, un nuovo genere, musica – poesia, sicuramente un modo originale per fare apprezzare a tutti la bellezza della poesia. Il 16/12/ 2000 organizza il primo recital sperimentale di poesia e musica per gli studenti della scuola media “Luigi Pirandello” di Patti. Docenti ed alunni si sono dati appuntamento nell’auditorium di San Giuseppe per assistere all’inconsueto evento con il supporto della relazione sull’importanza dell’iniziativa, da parte della  Professoressa Nerina Buemi. Scrive il Professore e  giornalista Mario Calamia: “e ci è sembrato, come per incanto, che dalle pagine di un’antologia scaturissero non solamente parole ed immagini, ma anche note musicali”. E’ stato coinvolto per l’occasione anche il coro della scuola che ha cantato La Notte Santa, di Gozzano, musica di Ocera, direttore Marcello Faranda. La pittrice Pinella Imbesi ha letto un’interessante relazione sul valore della poesia nella società contemporanea di Giuseppe Risica. Si è realizzato così, forse, il sogno di tanti alunni, quello di poter trascorrere fuori dalle pareti scolastiche piacevoli momenti di studio.  Nel pubblico, oltre ai ragazzi della scuola, erano presenti molti giornalisti, Presidi, Primi cittadini di paesi vicini, autorità, curiosi ed anche esperti del settore. Il successo è stato scontato. Sottolinea Ocera, poi, in una conferenza stampa: “Ho pensato che questo accostamento musica – poesia, potrebbe stimolare i ragazzi di oggi a conoscere più piacevolmente le poesie della nostra tradizione letteraria, e quindi sollecitare il loro interesse nei confronti di queste testimonianze di cultura.” E poi conclude: “Se sarò riuscito in questo intento, questo sarà per me motivo di grande soddisfazione”. Così ha molti riconoscimenti culturali ed è spesso ospite in tanti concorsi di poesia. Musica ancora Il Re Travicello, Il Colera, di Giuseppe Giusti, La spigolatrice di Sapri, di Luigi Mercantini. Partecipa a trasmissioni televisive importanti come “Vita in diretta” condotta da Michele Cucuzza su Rai Due, e “La Domenica del Villaggio” presentata da Davide Mengacci su rete Quattro. Desideroso di recuperare la tradizione di Patti e del suo quartiere natio, con un meticoloso lavoro di ricerca, scopre poesie scritte da Riccardo Magistri (scrittore e poeta degli avvenimenti pattesi) che musica con grazia e maestria conseguendo anche in questo una vasta approvazione dai critici di settore. I titoli delle poesie sono: Arreti ‘u Casteddu, Castiddoti, (Prima e seconda parte) Sera, Alba, Sirinata di ‘na Vota, a Nanninella, Novembre, ‘A nuvena ‘i Natali, Diciassetti ‘i Gennaiu Sant’Antoni, Mattino, ‘U Chianu ‘I Sant’Antoni, queste poesie faranno parte di  un’opera popolare presto rappresentata. Ha musicato poesie per bambini come: Il Bosco Fatato, tratta da una commedia scritta dalla poetessa Maria Luca, pattese che vive da parecchi anni a Milano. Contemporaneamente traduce in aggraziate melodie le poesie tratte dal libro per l’infanzia “Armonie” dell’amico Risica, accolte con gioioso entusiasmo dal giovane pubblico in numerosi recital scolastici. Sempre dal poeta Risica traduce ancora in musica le poesie in vernacolo, Razza Siciliana, Ianca Vicchitta, Non mi lassari mai, Quantu ti vogghiu beni, Jorna di solitudini, Quannu ‘a lupa, traformandole in dolci canzoni d’amore, e canzoni divertenti come: ‘U curittu piniusu, e dalla poetessa Nina Giardinieri: A turri ciavuli, dove narra una interessante storia d’amore.  Jò cantu la me terra , che vuole essere un omaggio alla Sicilia, del poeta Nicolò Gennaro: Vola pinseru me’, (una bellissima  serenata), e Dumani fazzu u sindacu. Una canzone divertente, del poeta Filippo Panarello: ‘I buddaci, (un omaggio ai messinesi), del poeta Pippo Molica : Patti ‘mmucciatu, dove ricorda con tanta nostalgia gli anni fiorenti della sua città, Patti, dalla poetessa Pina Coppolino: Lei, una canzone che vuole essere un vero e proprio inno alla poliedrica personalità della donna e ai suoi innumerevoli ruoli. Sue invece sono alcune composizioni anche queste in dialetto Siciliano, come: Turmentu, dove spiega che sono tre i volti del bene: l’amore, l’affetto e l’amicizia e con questa canzone salda i tre sentimenti in modo particolarmente armonioso, e canzoni divertenti come:  Ciccinu ‘nnachiti, Pi lu si e pi lu no, U piccatu di Adamu ed Eva (quest’ultima scritta in collaborazione col cabarettista catanese Enrico Guarneri,) altre sono ricavate da ricerche di filastrocche popolari, testi elaborati personalmente con musiche originali come: L’affari di Chianozzu, Filastrocche siciliane, Cumpari di la barracca e cuntempuraniamenti. Collabora con diversi gruppi che eseguono musica etnica, e non solo, uno dei tanti “Armonia”, con il quale si è recato parecchie volte in tournée in Svizzera dove ha magnetizzato più volte il pubblico Elvetico con le sue canzoni, ispirandosi al linguaggio e ai temi eterni della tradizione siciliana. Il Suo estro lo porta a Musicare anche dei testi sacri. Dal paradiso di  Dante Alighieri Preghiera alla Vergine, poi ancora Ave Maria (in latino) Padre nostro(in italiano) dal portale cattolico della preghiera di Roma, traduce in dialetto siciliano Preghiera alla  Madonna Addolorata e la trasforma in una emozionante melodia. Nel 2005 incontra un suo vecchio amico, Salvatore Ferrisi, docente di ruolo al conservatorio “Arcangelo Corelli di Messina”, e forma un duo, Chitarra e flauto. Numerosi i concerti nelle Chiese, auditorium parrocchiali e nei teatri di questa coppia; uno dei tanti è quello del 28 Aprile 2007, giorno in cui ricorre il ventennio della scomparsa del fratello prete al quale Vittorio era molto legato ed egli lo ricorda, con un Memorial, a Gioiosa Marea, organizzato dall’associazione culturale “La Fenice” in collaborazione col Comune e con la partecipazione della Regione Siciliana,  dove presenta i brani ricavati dai testi sacri. Alla Manifestazione hanno preso parte due corali polifoniche”Claudio Monteverdi “ di Mistretta (ME), direttore Sebastiano Zingone  e “Ouverture” di Barcellona P.G.(Me) direttore Giovanni Mirabile.Musica ancora Il Cantico Delle Creature, di San Francesco d’Assisi, Se mi ami non piangere, di Sant’Agostino, a questa serie si aggiunge ‘A Santa Pattisana, storia della protettrice di Patti e Minori, “Santa Febronia Trofimena” questa storia, riportata in versi da Riccardo Magistri, farà parte di una raccolta che verrà presto pubblicata in un CD. L’autore spera di fare pervenire qualche copia del CD e del libretto, con testi e musiche in dono al Santo Padre. Il duo Vittorio Ocera e Salvatore Ferrisi si esibirà in molti auditorium, scuole e teatri per interessanti concerti.                  

(Biografia aggiornata al 25/05/2010)


************************************************************

CONTATTI

Cell:      339-3489741      

E-mail: vittorio.ocera@alice.it

Siti: www.poesiamelodia.org


www.vittorioocera.it


MUSICA E CD










FOTO





















TESTI
"Ombre nel vento"


SULLA ROCCA SFIDAVI IL VENTO
AQUILA DELLA MONTAGNA REGINA
MAESTOSO VOLO, LENTO LENTO

volavi nel sole di mattina.  

Testa dorata molto speciale, 

quando correvi verso il fiume sempre tu bella Aquila Reale,

ti libravi le tue piume.
Il tuo nido un gran castello, il tuo grido forte scocca,

fiera regnavi com’era bello, sorvolando la nostra rocca.
Leggenda antica di S. Nicola,

Aquila sacra dell’Eremita, 

di ogni poeta tu eri parola poesia eterna della vita.
Mani crudeli ti hanno sparato mentre tornavi forse al tuo nido

 il tuo compagno disperato, lamentoso ormai è il suo grido.
E noi guardiamo ancora il cielola rocca,

 la valle e dintorni l’animo nostro è diventato di gelo,

 sappiamo che tu ormai non ritorni.
Addio Aquila maestosa, 

di Alcara stemma di storia, 

in questa terra 

spero che riposino le tue spoglie

 e l’eterna memoria...


Nel gennaio del 1998 il poeta e scrittore di Alcara Li Fusi Giuseppe Stazzone scrisse una poesia, intitolata “Ombre nel vento”, che parlava dell’uccisione di un’aquila reale, avvenuta nel 1997 all’interno del Parco dei Nebrodi, da parte di un bracconiere. L’esemplare, con un’apertura alare di quasi due metri e mezzo e di circa sei chili di peso, appartiene alla specie detta del Bonelli che le cronache naturalistiche danno addirittura per estinta. Il 3 gennaio del 1998 un autorevole quotidiano siciliano “La Gazzetta del Sud” scrive: “E’ stato fermato per sempre il maestoso volo di un’aquila reale uno dei pochi esemplari presenti in Italia.” La femmina della coppia è stata trovata, il 29 dicembre 1977 sulla "Rocca del Kastro" in un cespuglio non molto distante dal suo nido, da un contadino, il Sig  Carlo Citriglia, che si era  incuriosito dal trambusto e lamenti provocati dal rapace in preda al dolore. Egli, sconvolto per l’accaduto, informa subito le autorità del paese, tutta la popolazione ne viene presto al corrente, anche perché il legame che Alcara Li Fusi ha con l’aquila è vecchio di parecchi secoli. Infatti l’aquila è legata ad una leggenda del santo protettore di Alcara, San Nicolò Politi, eremita all’inizio del XII secolo che viveva in una grotta poco distante dal centro abitato. La leggenda dice che è stata proprio un’aquila a condurre il santo dalle falde dell’Etna alla grotta per volere Divino e che la stessa gli portasse ogni giorno, nel periodo dedicato alla preghiera e alla penitenza, una pagnotta di pane. Il simbolo dell’aquila è presente infatti nello stemma comunale e lo si ritrova scolpito nella pietra calcarea dei maggiori monumenti storici del paese. Inutili sono stati i tempestivi interventi dei vigili urbani del comune di Alcara Li Fusi, la corsa al centro recupero animali selvatici del Wwf di Messina e le cure del veterinario, Dott. Fabio Grasso. La mattina del 2 Gennaio 1998, l’aquila muore. Indescrivibile il malcontento degli Alcaresi, degli ambientalisti, e di tutta la popolazione del parco Nebroideo. Letterati, poeti, musicisti, artisti di vario genere della zona hanno creduto opportuno esprimere, ognuno nel proprio campo, il loro stato d’animo. Così un Alcarese, Nicolò Restifo Chiavetta, pensa di far conoscere la poesia di Stazzone al cantautore siciliano Vittorio Ocera che la veste di musica; nasce così “Ombre Nel Vento”. La canzone viene cantata per la prima volta da Ocera in un importante recital sperimentale di poesia, il 16 Dicembre del 2000 nell’ auditorium di S. Giuseppe a Patti (ME) insieme ad altre poesie importanti, di eccellenti autori come Dante, Petrarca, Carducci, Pascoli ed altri. Questa Raccolta si trova nel primo CD da collezione del cantautore “Poesia e musica” ed ha preso il nome proprio da questa canzone“Ombre Nel Vento”; il CD prodotto e distribuito da Elca Sound, forse si può considerare la prima collana di musica e poesia classica in campo nazionale.


CURIOSITA'
"Ombre nel vento": 
per non dimenticare...

Ombre nel vento

In occasione dell'anniversario di un fatto molto triste, accaduto in Sicilia 10 anni fa, l'artista Vittorio Ocera ha recentemente rispolverato una celebre canzone del suo repertorio, intitolata“Ombre nel vento”, per incitare l'opinione pubblica a non dimenticare questo brutto episodio e far sì che non si ripeta di nuovo in futuro. Nel gennaio del 1998 il poeta e scrittore di Alcara Li Fusi Giuseppe Stazzone scrisse una poesia, intitolata proprio “Ombre nel vento”, che parlava dell’uccisione di un’aquila reale, avvenuta nel 1997 all’interno del Parco dei Nebrodi, da parte di un bracconiere. L’esemplare, con un’apertura alare di quasi due metri e mezzo e di circa sei chili di peso, apparteneva alla specie del Bonelli (che le cronache naturalistiche davano già per estinta). Il 3 gennaio del 1998 un autorevole quotidiano siciliano “La Gazzetta del Sud” scrive: “E’ stato fermato per sempre il maestoso volo di un’aquila reale uno dei pochi esemplari presenti in Italia”. La femmina della coppia è stata trovata, il 29 dicembre 1977 sulla "Rocca del Kastro" in un cespuglio non molto distante dal suo nido, da un contadino, il sig. Carlo Citriglia, che si era  incuriosito dal trambusto e lamenti provocati dal rapace in preda al dolore. Sconvolto per l’accaduto, l'uomo informò le autorità del paese e tutta la popolazione ne viene presto al corrente, anche perché il legame che Alcara Li Fusi ha con l’aquila è vecchio di parecchi secoli. Infatti a questo animale è legata una leggenda del santo protettore di Alcara, S. Nicolò Politi, eremita all’inizio del XII secolo, che visse in una grotta poco distante dal centro abitato: la leggenda dice che è stata proprio un’aquila a condurre il santo dalle falde dell’Etna alla grotta per volere Divino e che la stessa gli portasse ogni giorno, nel periodo dedicato alla preghiera e alla penitenza, una pagnotta di pane. Il simbolo dell’aquila è presente nello stemma comunale e lo si ritrova scolpito nella pietra calcarea dei maggiori monumenti storici del paese. Inutili sono stati i tempestivi interventi dei vigili urbani del comune di Alcara Li Fusi, la corsa al centro recupero animali selvatici del WWF di Messina e le cure del veterinario, dott. Fabio Grasso. La mattina del 2 Gennaio 1998, l’aquila muore, suscitando il malcontento degli alcaresi, degli ambientalisti, e di tutta la popolazione del parco nebroideo. Letterati, poeti, musicisti, artisti di vario genere della zona hanno creduto opportuno esprimere, ognuno nel proprio campo, il loro stato d’animo; e così un alcarese,  Nicolò Restifo Chiavetta, pensa di far conoscere la poesia di Stazzone al cantautore siciliano Vittorio Ocera che la veste di musica: nasce così “Ombre Nel Vento”. La canzone, che s'intitola “Ombre Nel Vento”, si trova nel primo cd da collezione del cantautore ("Poesia e musica”) e si potrebbe considerare la prima collana di musica e poesia classica in campo nazionale.
ARTICOLI

Vittorio  Ocera... musica e poesia

Vittorio Ocera è un simpatico personaggio del mondo della cultura siciliana che ha indirizzato il suo percorso artistico lungo l’ampio viale della musica, in un modo sicuramente originale. Nasce nel 1949 a Patti, dove vive nella frazione di Marina, a pochi passi dalla spiaggia, accarezzata dalle onde affascinanti del Mar Tirreno. La musica ha esercitato da sempre su di lui un’attrazione irresistibile, quasi un canto senza tempo di mitiche sirene. Fa parte da ragazzo di varie corali (tra cui quella del Seminario), dove ha modo di affinare la propria voce, cominciando ad acquisire particolari tonalità e varietà timbriche. Impara ben presto a suonare la chitarra, con classe sempre più evidente, ed inizia a comporre i primi testi con le relative musiche. Vittorio Ocera diventa così cantautore. Negli anni ’60, dopo il consueto giro di numerose piazze di paese in tutta la Sicilia, con apprezzati concerti, tenta il gran salto con una lunga tournee in Germania. L’esperienza all’estero è un autentico successo: piace al pubblico tedesco questo giovane cantautore dalla voce calda, pienamente capace di trasmettere atmosfere squisitamente mediterranee, particolarmente gradite in ambienti notoriamente poco inclini alla fantasia. Numerose sono le proposte di contratti, anche da parte di noti impresari. Ocera, però, non riesce a vincere un’irresistibile nostalgia per la sua terra e le sue genti, così decide di ritornare a casa, consapevole di avere forse sprecato una grand’occasione ma convinto della bontà e giustezza del suo gesto d’autentico “amore”. Segue un periodo di crisi, durante il quale medita di abbandonare l’attività artistica. E’ grazie all’insistenza di alcuni amici che gradatamente riprende a comporre canzoni e, lentamente, a riapparire in pubblico. Successivamente partecipa, con successo, alla trasmissione della RAI - TV “La Vita in Diretta”. Desideroso di recuperare antiche tradizioni della sua Patti e della Sicilia in generale, con un meticoloso lavoro di ricerca, trova antichi canti popolari che arrangia con grazia e fervore, conseguendo una vasta approvazione dai critici di settore. Fonda, a tal proposito un’Associazione Culturale dal nome emblematico “La Fenice”, il mitico uccello in grado di rinascere dalle proprie ceneri. Il progetto più interessante di questo bravissimo e tormentato artista è quello cui sta lavorando alacremente in questi ultimi anni: intrecciare musica e poesia, creando qualcosa di meravigliosamente unico. Ocera, studiando attentamente i testi di alcuni classici della poesia italiana (Pascoli, Dante, Carducci, Petrarca e tanti altri) vi ricama sopra suggestioni musicali di ottima fattura, interpretando le “canzoni” così ottenute con tutta la classe e la magia che la sua voce (paragonata da molti a quella di De Andrè) gli permette. Questo ambizioso progetto, che si renderà concreto nella prossima incisione di C.D., ha ottenuto l’approvazione da numerosi Enti pubblici e culturali di tutta la nazione. Contemporaneamente traduce in aggraziate melodie le poesie per bambini tratte dal libro per l’infanzia “Armonie”, accolte con gioioso entusiasmo dal giovane pubblico in numerosi recitals scolastici. Vittorio Ocera, ritrovati gli indispensabili stimoli con cui nutrire la sua fame artistica, ora affronta la sfida difficile contro il tempo, cercando di fare rivivere in se gli Aedi greci, cantori mai dimenticati di liriche immortali, mistici custodi di segreti e verità senza tempo.

Per maggiori informazioni si può visitare il sito:www.giuris.org/ritrocera.htm
  1. CANZONI SU YOUTUBE


    "Il saluto di Beatrice" di Vittorio Ocera 

    3 min - 9 mar 2011 - Caricato da Kam968
    Vittorio Ocera ha musicato una delle più conosciute liriche di Dante Alighieri: "Il saluto di Beatrice"
  2. PREGHIERA ALLA VERGINE (Vittorio Ocera) 

    5 min - 21 feb 2008 - Caricato da playvideopatti
    Preghiera alla Vergine - versi di Dante Alighieri musicati da Vittorio Ocera 
  3. Canzone pettegola (Vittorio Ocera e gli Armonia) 

    5 min - 17 dic 2008 - Caricato da Kam968
    L'intepretazione di Vittorio Ocera di una vecchia canzone napoletana: "Canzone pettegola"
  4. "Stille Nacht" di Vittorio Ocera 

    3 min - 27 dic 2010 - Caricato da Kam968
    La celebre "Stille Nacht" interpretata da Vittorio Ocera e Francesco Carro, accompagnati all'organo dal Dott. Roberto
COLLEGAMENTI

Lei, una canzone che vuole essere un vero e proprio inno alla poliedrica personalità della donna e ai suoi innumerevoli ruoli. Tra i testi sacri sono anche da ricordare: dal Paradiso di  Dante Alighieri  Preghiera alla Vergine, poi ancora Ave Maria (in latino), Padre nostro ePreghiera alla Madonna Addolorata (dal Portale Cattolico della Preghiera di Roma).


COMMENTI SU FACEBOOK


Un saluto a un bravo cantastorie. Complimenti

complimenti sei bravissimo

Complimenti Vittorio, bella interpretazione, bravo.....

wèèè... Vittorio, sei grande...un abbraccio

bello veramente.ti distingui sempre vittorio...........

Complimenti perchè sei riuscito a reinterpretare qualcosa di eterno. Dante è veramente immortale, ma spesso viene visto solo in ottica scolastica...

Confrontarsi con Dante è sempre cosa ardua: si rischia spesso di cadere nella banalità o di sfiorare il dogmatismo più sfrenato, per non parlare di quei critici intraprendenti (e stupidi) che tirano fuori interpretazioni incredibili. Pochi...sono coloro che, a mio avviso, riescono a speigare Dante, a mostrare dove sta la sua grandezza, la sua insuperabilità. Vittorio Ocera non pretende certo di proporre un'analisi critica dell'opera dantesca, ma è pur vero che musicando Dante se ne propone in qualche modo un'interpretazione. Premesso questo, credo che "Il saluto di Beatrice" rappresenti una delicatissima "lettura" musicale del sonetto dantesco, un esperimento molto interessante dal punto di vista storico-letterario. Parlo di esperimento dal momento che, sempre in ambito critico, si è molto discusso riguardo ad un probabile accompagnamento musicale di cui sarebbero state provviste le liriche provenzali (da cui deriva direttamente la scuola siciliana e, in seguito, quella toscana, Dante compreso). Quasi sicuramente i componimenti ascrivibili al cosiddetto Dolce Stil Novo (a cui appartiene il sonetto in questione) non prevedevano nessun tipo di accompagnamento musicale, ma questo non può che valorizzare il lavoro del nostro cantautore...; lavoro che, tra l'altro, non ha deturpato (come accade troppo spesso) lo splendido testo dantesco, limitandosi semmai a ripetere qualche verso per intuibili esigenze musicali. Inoltre, le immagini che compongono il video mettono in primo piano, in modo intelligente e ragionato, l'assoluta importanza che gli occhi (quali specchio dell'anima e unica via d'accesso al cuore della donna amata) occupano non solo in quella dantesca, ma in tutta la poesia medievale. Un "pezzo" pregiato, dunque, raffinato, cui si aggiunge una voce profonda e letteralmente incantevole, nonché il rispetto e, insieme, la curiosità verso un tipo di poesia di cui (purtroppo) si conosce ben poco. Ben fatto!